Siti palafitticoli dell’Arco Alpino nel Garda Veneto

Siti palafitticoli dell’Arco Alpino nel Garda Veneto

 

Delle 19 aree archeologiche databili tra il 5000 e il 500 a.C. scoperte in Italia, e dal 2011 entrate a far parte del Patrimonio Mondiale dell’Umanità tutelato dall’Unesco, diverse sono state scavate in Veneto, alcune in provincia di Padova, altre di Verona.

Quelle che fanno capo all’area scaligera prendono il nome dalle località omonime e sono Belvedere (a Peschiera del Garda), Frassino (ancora a Peschiera del Garda), Tombola (a Cerea). Ma tutta l’area del Garda testimonia l’esistenza di siti palafitticoli in parte scavati, in parte andati distrutti, in parte ancora sommersi.

Già agli inizi del 1900 si capì che il lungolago in provincia di Verona avrebbe riservato grandi sorprese dal punto di vista archeologico, come nel caso dell’abitato di Cisano (frazione di Bardolino): nel tratto di lago antistante era stata segnalata la presenza di una palafitta già negli anni ’20. Purtroppo nel 1938 fu in parte distrutta dai lavori di dragaggio per la costruzione del nuovo porto, mentre la parte integra fu scavata nel 1986, facendo affiorare oltre 500 pali!

Si tratta di testimonianze uniche delle antiche civiltà che si stabilirono sulle Alpi tra il Neolitico e l’età del Bronzo: certo oggi delle palafitte in legno e canne, poggiate su pali fissati sulla riva di fiumi, laghi, paludi e talvolta anche su terreni asciutti non rimane più nulla di immediatamente visibile (testimonianze come utensili e vasellame sono comunque visibili visitando il Museo di Storia naturale di Verona) ma per gli addetti ai lavori si tratta di siti importantissimi per ricavare informazioni sulla vita quotidiana, le pratiche agricole e sull’allevamento, attività primarie degli uomini primitivi.